morire

MORIRE, CONOSCERE, (RI)NASCERE?

Morire: medicina vs. psicologia

morire“Sentirsi morire” è un’espressione che, spesso, viene usata come modo di dire per indicare che si è stanchi o che si sta soffrendo, quindi non corrisponde ad uno stato fisico in cui la persona crede realmente di morire. Tuttavia, c’è un confine non netto tra psicologia e medicina, ossia l’ambito della psicosomatica. Ci sono delle sintomatologie in cui la persona può dire che si sente morire perché ha sintomi che possono rafforzarla in questa convinzione, quali il male al cuore, la tachicardia, il respiro affannato e una sensazione di soffocamento. In realtà, spesso non è così, nel senso che molte persone fanno tanti controlli per escludere delle patologie mediche ed è bene fare questi controlli per essere sicuri che non ci sia nulla. Tuttavia, quando si nota che non c’è niente, è bene affidarsi ad un esperto per comprendere le reali ragioni di questa sensazione di sentirsi morire.

Morire o vivere: tu puoi fare la differenza

morireIn particolar modo, vorrei parlare di una di una paziente che lamenta questi disturbi e vorrei connettere questo discorso psicologico con il discorso della medicina. Ultimamente, questa persona si è lamentata del fatto che all’interno del campo estivo a cui aveva iscritto suo figlio per le vacanze estive, solo un paio di operatori erano formati per fare manovre per attacchi cardiaci o per aiutare una persona che si sta soffocando. Rimasta molto male per la negativa risposta, la paziente si interroga sulla necessità di dover rendere questi corsi obbligatori per chiunque. Dedicare un giorno a questi corsi può fare la differenza per aiutare qualcuno che si ritrova tra la vita e la morte. Questo è molto importante, soprattutto, per persone che lavorano a contatto con bambini e nell’ambito delle relazioni. Quindi, dobbiamo acquisire un po’ tutti competenze mediche pur senza diventare medici?

Necessità di vedere e vedersi morire?

morireQuesto mi interroga molto perché il discorso della psicologia è molto simile perchè è come se una persona debba aspettare di incontrare il reale della morte per poter e potersi dire di informarsi per salvare la vita a qualcuno. Al contrario, quando questo reale della morte è lontano, di questa preoccupazione quasi non se ne vuole parlare.

Morire per domandare di rinascere?

morirePer quanto riguarda la psicologia, il discorso è simile perchè molte persone, per tanti anni, stanno male, sentono di non vivere, ma non chiedono aiuto per vergogna, pregiudizi, trascuratezza del problema sperando passi da solo, ecc. Spesso, chiedono aiuto non quando si sentono morire, ma quando sono proprio morti dal punto di vista psichico. Sembra necessario incontrare un reale della propria sofferenza per poter chiedere aiuto, ad esempio, i sintomi della depressione che non permettono più ad una persona di continuare a vivere perchè la mancanza di energia può impedire di alzarsi dal letto.

Prevenire è meglio che morire

morireDunque, è proprio una questione di come una persona si posiziona rispetto al sapere che può, innanzitutto, imparare e poi, di conseguenza, utilizzare. Così come si possono fare dei corsi per salvare la vita, piuttosto che per mangiare correttamente, smettere di fumare (spesso fatti quando si rischia o si è rischiato di morire, come ad esempio diabete, infarti, ecc.), è possibile prevenire un grave problema psichico, chiedendo aiuto per tempo. Prevenire è meglio che curare, è meglio che morire per domandare di poter rinascere.

Non vuoi morire? Ama la conoscenza.

morirePer quanto riguarda un altro caso che sto seguendo, mi ha molto colpito che la conoscenza della medicina abbia permesso a questa persona di salvare se stessa ed una parente. Era tornata da un medico, nonostante quest’ultimo le avesse detto che non aveva nulla. In questo modo, ha potuto curarsi per tempo. Inoltre, ha salvato la vita ad un parente notando per tempo dei sintomi di una grave malattia. Anche in questo caso la conoscenza ha permesso a questa persona di agire correttamente anzichè lamentarsi per quanto sarebbe accaduto. Con le problematiche relazionali ed i sintomi psicologici la questione è la stessa: conoscere permette di agire correttamente senza lamentarsi.

Se proprio vuoi morire per capire, muori

Questo rimanda al fatto che ognuno sia responsabile per sé stesso. Anche se abbiamo a nostra disposizione molti consigli, sia da amici che da specialisti, siamo sempre noi che dobbiamo scegliere. Se per capire che hai bisogno di aiuto devi morire, non è possibile fare nulla.

Morire e mentire: quale responsabilità?

morireInoltre, sembra essere anche nostra la responsabilità di capire se un medico sta mentendo intenzionalmente o mentendo senza sapere di mentire, essendo un professionista convinto di una determinata cosa. Per quanto riguarda la psicologia, si basa sul lasciare aperto uno spazio di interrogazione che può consentire al paziente di salvarsi oppure no. In ultima analisi, è dalle parole del paziente che lo psicologo può capire come aiutarlo. Questo non significa che una persona debba o possa cavarsela da sola (soprattutto nelle situazioni più gravi), in quanto sono le emozioni che circolano nei colloqui con lo psicologo che permettono al paziente di tirare fuori le parole giuste per aiutarsi e farsi aiutare. Senza relazione ed emozioni non c’è possibilità di sopravvivere nè di (ri)nascere. Questo rimanda  all’umiltà nel fare il proprio lavoro, senza pensare di avere una conoscenza assoluta impossibile da rilanciare e penso che questa sia una caratteristica molto importante, soprattutto in un campo così delicato.

Susanna Premate

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